Parma, 18 settembre 2026 – La campagna 2026 con le sue difficoltà e le principali sfide che attendono il comparto sono stati gli argomenti al centro dell’incontro della filiera del pomodoro rappresentata dall’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia e Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.
La campagna 2026: avvio precoce e avanzamento delle consegne
Nella cornice dell’Accordo Quadro d’Area del Nord Italia sottoscritto il 27 marzo 2026, la campagna è stata caratterizzata da un avvio particolarmente precoce (il 10 luglio), e si appresta ora alla conclusione. Al 13 settembre, quando manca alla raccolta circa il 15% della superficie coltivata, il pomodoro consegnato ammonta a 2.784.967 tonnellate, al di sotto delle attese.
L’acqua resta una delle priorità
Tra le questioni più rilevanti per la competitività della filiera c’è la disponibilità di acqua per l’irrigazione. Per il settore del pomodoro da industria, l’acqua rappresenta, infatti, un elemento sempre più determinante per garantire stabilità produttiva e qualità della materia prima. Da qui la richiesta ai decisori politici di una maggiore capacità di accumulo attraverso la realizzazione e il potenziamento degli invasi.
Cambiamento climatico e programmazione: una relazione difficile
Il cambiamento climatico sta modificando in maniera significativa le condizioni produttive del pomodoro da industria, aumentando la variabilità delle rese e rendendo molto complessa la programmazione produttiva della filiera.
I dati storici elaborati dall’OI Pomodoro da Industria Nord Italia evidenziano come negli ultimi anni la relazione tra superfici coltivate e produzione ottenuta non sia più così diretta. Questo significa che la superficie coltivata non è più sufficiente, da sola, a far prevedere con la stessa affidabilità i quantitativi effettivamente prodotti. Per la filiera diventa quindi sempre più importante disporre di strumenti di monitoraggio e previsione capaci di integrare le informazioni su superfici, andamento dei trapianti, condizioni meteorologiche e fitopatologiche, che condizionano la raccolta e le rese produttive.
In questa direzione l’OI Pomodoro Nord Italia ha recentemente aggiornato il proprio Statuto e le Regole Condivise, introducendo e rafforzando strumenti per la raccolta delle informazioni sui trapianti settimanali, la proiezione delle consegne future e la raccolta degli stock industriali, oltre a consolidare l’impegno reciproco di OP e industrie nella trasmissione dei dati con lo scopo di fornire agli associati elementi conoscitivi per supportare le scelte.
Costi di produzione: una pressione che riguarda tutta la filiera
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda gli elevati costi di produzione agricoli e industriali, in rialzo costante, che hanno registrato un picco da marzo 2026, all’avvio della messa a dimora delle piantine di pomodoro. Tra i principali fattori di costo rientrano carburanti, fertilizzanti, sementi e piantine, prodotti fitosanitari.
Ricerca e innovazione per affrontare le nuove sfide
Tra le priorità individuate dall’OI rientrano anche il rafforzamento della ricerca varietale finalizzata all’adattamento al cambiamento climatico, un confronto sulla progressiva riduzione di agrofarmaci autorizzati, in particolare i diserbanti, e sulla definizione della nuova PAC.
Una filiera da programmare insieme
«Il confronto della filiera con la Regione Emilia-Romagna – sottolinea Giuseppe Romanini, presidente dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia – è fondamentale per affrontare con una visione di medio-lungo periodo le trasformazioni che stanno interessando il comparto. Il pomodoro da industria è una filiera strategica per il territorio nazionale e anche europeo, e richiede condizioni che consentano di mantenere competitività, sostenibilità economica e capacità produttiva».
«La variabilità determinata dal cambiamento climatico – prosegue – rende sempre più difficile programmare la produzione. Per questo sono necessari dati, strumenti previsionali, ricerca e una gestione condivisa delle risorse. Il tema dell’acqua, in particolare, deve essere affrontato con una prospettiva strutturale, aumentando la capacità di accumulo e garantendo una gestione della risorsa coerente con le esigenze produttive».
L’incontro con l’assessore Mammi ha quindi rappresentato un momento di confronto sulle principali priorità della filiera e sulla necessità di rafforzare la sinergia tra istituzioni come Regione Emilia-Romagna e l’Organizzazione Interprofessionale per accompagnare il comparto nelle sfide dei prossimi anni.
«La filiera del pomodoro da industria rappresenta uno dei comparti più importanti dell’Emilia-Romagna: un settore strategico, sinonimo di qualità, eccellenza e capacità organizzativa, anche grazie al prezioso lavoro svolto dall’OI Pomodoro da Industria Nord Italia. Un patrimonio che va tutelato e rafforzato, soprattutto in momenti complessi come quello che stiamo attraversando, nei quali l’unità e la collaborazione tra tutti gli attori della filiera sono fondamentali», dichiara Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.
«Propongo alla filiera di organizzare un incontro a Bruxelles per rappresentare un’esigenza concreta: qualora l’utilizzo di determinati agrofarmaci non sia più consentito, è indispensabile che vengano individuate e rese disponibili alternative valide ed efficaci per gli agricoltori, così da tutelare le produzioni e garantirne la competitività. Allo stesso tempo, nei rapporti commerciali e nelle importazioni deve essere garantita la reciprocità: i prodotti che entrano nel mercato europeo devono rispettare gli stessi standard sanitari e ambientali richiesti ai nostri agricoltori. In questa direzione, ritengo opportuna l’istituzione di un’autorità europea per i controlli doganali, affinché le verifiche sui prodotti importati siano effettuate secondo criteri rigorosi e omogenei in tutta l’Unione Europea».
